Le vigne storiche non sono soltanto testimonianze agricole del passato, ma veri archivi viventi del paesaggio vitivinicolo. In Campania questo patrimonio assume un valore particolare: la regione conserva una biodiversità straordinaria, fatta di vitigni autoctoni, vecchi impianti, ceppi a piede franco e sistemi di allevamento tradizionali che hanno resistito all’omologazione produttiva. Difendere queste vigne significa proteggere memoria, identità territoriale e risorse genetiche utili anche per affrontare le sfide climatiche e produttive dei prossimi anni.
Su Il Corriere Vinicolo n. 14 del 27 aprile 2026, Monica Coluccia ricostruisce il percorso di riscoperta e tutela delle “vigne storiche” campane, a partire dall’indagine condotta dal SeSIRCA tra il 2010 e il 2012. La mappatura ha censito un patrimonio diffuso tra Irpinia, Campi Flegrei, Ischia, Terra di Lavoro, Sannio e Costa d’Amalfi, documentando ceppi storici di Aglianico, Falanghina, Biancolella, Asprinio, Pallagrello, Casavecchia, Tintore e altre varietà rare. Alcuni casi limite, come il Greco Muscio o il Campanile, mostrano quanto il lavoro di monitoraggio sia stato decisivo per evitare la perdita definitiva di materiale genetico.