Brasile e Mercosur: nuove opportunità per il vino italiano

Con l’entrata in vigore dell’Accordo Commerciale Provvisorio Ue-Mercosur, il Brasile apre nuovi spazi per il vino italiano. L’ambasciatore Renato Mosca sottolinea il valore economico e culturale del dialogo tra i due Paesi.

Data:

May 5, 2026

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Testata del Corriere Vinicolo

Brasile e Mercosur: nuove opportunità per il vino italiano

Il Brasile si prepara a diventare un interlocutore sempre più rilevante per il vino italiano. L’entrata in vigore dell’Accordo Commerciale Provvisorio tra Unione europea e Mercosur, prevista per il 1° maggio 2026 dopo il completamento delle procedure interne di ratifica da parte brasiliana, apre una fase nuova nei rapporti commerciali. Per il settore vitivinicolo, il tema non riguarda solo l’accesso al mercato, ma anche la costruzione di un dialogo culturale fondato su legami storici, migrazioni italiane e crescente attenzione verso la qualità.

Su Il Corriere Vinicolo n. 14 del 27 aprile 2026, Fabio Ciarla intervista l’ambasciatore brasiliano Renato Mosca, che definisce il Mercosur “uno dei progetti di integrazione economica più ambiziosi mai intrapresi dal Brasile”. L’accordo prevede la progressiva liberalizzazione degli scambi e include un allegato specifico su vini e bevande spiritose, con regole su pratiche enologiche, etichettatura, certificazione, cooperazione regolatoria e tutela delle indicazioni geografiche. In questo quadro, il Brasile guarda all’Europa come a un partner strategico, mentre l’Italia può contare su una relazione storica particolarmente forte, soprattutto nelle aree vitivinicole nate anche dall’emigrazione italiana.

Il mercato brasiliano del vino resta ancora contenuto nei consumi pro capite, ma mostra segnali di maturazione. I vini italiani sono oggi al quarto posto per volumi consumati, dietro a Cile, Argentina e Portogallo. Se in passato la presenza italiana era legata soprattutto a Chianti e Lambrusco, oggi l’offerta si è ampliata a denominazioni e vitigni di diverse regioni, dal Soave al Primitivo, dalla Barbera al Montepulciano d’Abruzzo, fino al Nero d’Avola. Accanto all’export di vino, emergono opportunità per tecnologia, cultura enologica e iniziative di promozione reciproca, in un contesto in cui la “diplomazia del vino” può diventare un ponte concreto tra economie, territori e consumatori.

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Ultimo aggiornamento: May 5, 2026 9:41 AM