Le parole chiave sono nette: esperienza, apertura, coesione. E il filo conduttore è altrettanto chiaro: riportare il vino al contatto con le persone. Non si tratta di rinunciare alla competenza o alla profondità culturale, ma di ripensarne il linguaggio e le modalità di relazione. Perché oggi, davanti a una carta dei vini o a uno scaffale della Gdo, molti consumatori – in particolare i più giovani – provano più imbarazzo che curiosità.
Su Il Corriere Vinicolo n. 8 del 2 marzo 2026, in un contributo di Flavia Rendina, si intrecciano le voci di Francesca Benini (Cantine Riunite & Civ), Luca Nicolis (Bottega del Vino) e Fabiana Gargioli (Armando al Pantheon), in un confronto che mette a fuoco un nodo strutturale: il vino ha progressivamente flirtato con il lusso, con l’arte, con la moda, ma non sempre si è preoccupato di spiegarsi. Il risultato è una percezione di elitismo che rischia di allontanare nuove generazioni e consumatori occasionali.