Vino, prezzi ancora in calo: a giugno -2,9%
L’inflazione rallenta al 3%, ma il comparto vinicolo accentua la dinamica deflattiva. Prezzi in diminuzione al dettaglio e all’origine, mentre cresce la pressione competitiva lungo la filiera
July 28, 2026
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Vino, prezzi ancora in calo: a giugno -2,9%
L’inflazione rallenta, ma per il vino la direzione resta opposta. A giugno, mentre l’indice generale dei prezzi al consumo è sceso al 3% dal 3,2% di maggio, il sottoindice vinicolo ha registrato una nuova flessione: -0,4% rispetto al mese precedente e -2,9% su base annua. Un andamento che segnala una persistente debolezza del comparto, inserita in uno scenario economico ancora esposto alle tensioni geopolitiche, alle oscillazioni dell’energia e al possibile aumento dei costi delle materie prime.
L’analisi pubblicata sul numero 25 de Il Corriere Vinicolo esamina i dati definitivi dell’Istat e mette a confronto il vino con gli altri comparti delle bevande. A giugno l’intero beverage alcolico ha segnato una variazione tendenziale negativa del 2,1%, ma con differenze significative: i superalcolici sono scesi dello 0,1% rispetto allo stesso mese del 2025, mentre la birra ha perso un punto percentuale. Il divario del vino raggiunge così quasi tre punti rispetto agli spirits e sfiora i due punti rispetto alla birra.

Non sembra trattarsi di un generico “effetto beverage”. Le bevande analcoliche restano infatti in territorio inflattivo, con un aumento dell’1,3%, sostenute anche dall’ondata di calore che ha favorito le acque minerali e parte del segmento dei succhi. Per il vino, invece, la debolezza emerge anche nella prima fase degli scambi: i prezzi all’origine mostrano flessioni significative, soprattutto alla base della piramide qualitativa, con perdite a doppia cifra su base annua per tutte le tipologie cromatiche.
La diminuzione simultanea dei prezzi alla produzione e al dettaglio non implica una trasmissione automatica tra i due livelli, ma segnala una crescente pressione competitiva lungo la filiera. A risentirne maggiormente sono le etichette di fascia media, esposte alla concorrenza di prezzo e alla pressione promozionale della Grande distribuzione. Il vino dispone inoltre di margini più limitati per ricorrere alla shrinkflation: il formato da 0,75 litri costituisce uno standard immediatamente riconoscibile e rende evidente al consumatore qualsiasi riduzione.
Le imprese continuano intanto a prevedere un’inflazione compresa tra il 2,5% e il 2,8% e segnalano nuove pressioni sui costi degli input. La debolezza della domanda finale e l’eccesso di scorte presente in diversi comparti potrebbero però limitare il trasferimento degli aumenti sui listini, mantenendo elevata la pressione sui margini.