Monferrato, un piano triennale per il rilancio del territorio
I tre principali Consorzi di tutela uniscono le forze in un progetto 2026-2028 per rafforzare identità, competitività e valore del Monferrato vitivinicolo. Un approfondimento su Il Corriere Vinicolo 11/2026
March 30, 2026
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Monferrato, un piano triennale per il rilancio del territorio
Quando il vino smette di essere soltanto una denominazione e torna a essere chiave di lettura di un territorio, cambia anche il modo in cui si pensa alla promozione. È su questo terreno che si colloca il nuovo piano triennale dedicato al Monferrato, presentato ad Acqui Terme come progetto condiviso di rilancio di un ecosistema vitivinicolo che ambisce a superare confini troppo stretti, frammentazioni storiche e logiche esclusivamente denominative.
Il contributo di Giancarlo Montaldo, pubblicato su Il Corriere Vinicolo n. 11 del 30 marzo 2026, ricostruisce la genesi e gli obiettivi di un percorso che vede protagonisti i tre principali Consorzi del territorio: Vini d’Acqui, Barbera d’Asti e Vini del Monferrato, Asti Spumante e Moscato d’Asti Docg. Il punto di partenza è netto: riconoscere nel vino il baricentro economico, sociale e culturale delle colline monferrine, patrimonio mondiale Unesco dal 2014, e farne la base di una strategia territoriale più ampia.

Il progetto, previsto tra il 2026 e il 2028, punta a costruire una visione integrata del Monferrato, capace di tenere insieme identità, competitività, turismo e sostenibilità economica. La sfida non è secondaria: valorizzare la pluralità di vitigni, paesaggi, modelli produttivi e denominazioni senza disperderne il potenziale in una comunicazione frammentata. In questa prospettiva, la collaborazione tra Consorzi viene proposta come una risposta strutturale alle instabilità dei mercati, al ricambio generazionale e alla necessità di rafforzare il posizionamento complessivo del territorio.
Il punto più interessante è forse proprio questo: il tentativo di spostare il baricentro dalla sola promozione dei vini alla costruzione di un brand territoriale forte, in cui le singole denominazioni non scompaiono, ma vengono ricollocate dentro una cornice più sistemica. È una scommessa ambiziosa, che richiederà risorse, coerenza e capacità di traduzione operativa, ma che segnala con chiarezza una presa di coscienza: nel contesto attuale, la scala territoriale può diventare decisiva tanto quanto quella produttiva.
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