Il trasporto del vino su rotaia, tra storia e attualità

Il trasporto del vino su rotaia ha giocato un ruolo cruciale nello sviluppo del settore vinicolo italiano. Dai carri vinari dell’Unione Italiana Vini nel Novecento alle moderne iniziative di trasporto sostenibile, un viaggio tra storia e attualità su Il Corriere Vinicolo n. 11/2025

Data:

April 4, 2025

Tempo di lettura:

2 minuti

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Il trasporto del vino su rotaia, tra storia e attualità

Con i “carri vinari”, amministrati nel secolo scorso dall’Unione Italiana Vini, le grandi regioni vinicole del Paese furono collegate su rotaia, contribuendo allo sviluppo del sistema produttivo vinicolo nazionale.

Si tratta di una delle vicende meno conosciute e più affascinanti del settore vinicolo italiano, raccontata sulle pagine del Corriere Vinicolo n. 11/2025, all’interno della rubrica dedicata ai 130 anni dell’Unione Italiana Vini, in un articolo a cura di Francesco Emanuele Benatti, responsabile dell’Archivio Storico e della Biblioteca UIV.

Garantire ai propri soci un efficace servizio di trasporto del vino fu uno degli obiettivi primari dell’Unione, che già nel 1896 avviò trattative con le Strade Ferrate Meridionali per ottenere tariffe agevolate sui trasporti ferroviari. Pochi anni dopo, nell’aprile del 1900, all’interno dell’Unione venne costituita la Società Servizio Serbatoi, che si attivò immediatamente noleggiando i primi cento carri serbatoio dalla Società Ausiliare di Milano.

Col passare degli anni, l’impegno crebbe. Nel 1910, a Foggia – importante nodo ferroviario e punto di partenza verso il Nord Italia per il vino sfuso da taglio – fu creato un Parco Serbatoi per la sosta e la manutenzione dei carri vinari. A questo si aggiunse, nel 1930, un’officina ancora più avanzata a Milano, nei pressi della stazione di Rogoredo.

Allo scoppio della Seconda guerra mondiale, l’Unione amministrava oltre 800 carri serbatoio, che percorrevano la rete ferroviaria italiana sotto le sue insegne.

Tra gli anni Sessanta e Settanta, con il miglioramento della rete stradale e la diffusione delle autobotti, il ruolo dei carri ferroviari nel trasporto del vino si ridusse progressivamente. Nel tempo, i carri furono demoliti e cancellati dal parco ferroviario, segnando la fine di un’epoca fatta di lavoro, rapporti e innovazioni.

Tuttavia, il trasporto ferroviario del vino in Italia non è scomparso del tutto. Come raccontato, sempre nello stesso numero del Corriere Vinicolo, da Claudia Montoneri, oggi alcune realtà vinicole continuano a sfruttare questa modalità di trasporto. Raccolte le testimonianze dell’Amministratore Delegato di Lotras, azienda che movimenta ogni anno tra 4.200 e 5.000 vagoni cisterna di vino, e di due produttori, Cantine Caviro e Terre Cevico, che si avvalgono dei servizi della società per motivi di efficienza, sostenibilità ambientale e velocità di trasporto.

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Ultimo aggiornamento: April 4, 2025 8:31 AM