Il punto di partenza è chiaro: il controllo delle temperature può incidere tra il 45% e il 90% dei consumi energetici complessivi della vinificazione, contribuendo in misura significativa alle emissioni di gas serra associate alle attività di cantina. Tuttavia, abbassare le temperature di fermentazione è prassi consolidata per preservare e valorizzare il profilo aromatico dei vini, in particolare nei bianchi e nei rosati. La questione, quindi, non è se raffreddare, ma come ottimizzare il processo.
Il contributo analizza le dinamiche biochimiche che regolano la produzione di esteri e tioli, evidenziando come differenze anche contenute di temperatura possano avere impatti rilevanti sia sulla qualità sensoriale sia sui consumi energetici. Una fermentazione condotta a 15 °C, ad esempio, può richiedere fino al 65% di energia in più rispetto a una a 19 °C.
La riflessione si concentra allora su strategie integrate: gestione della chiarifica, modulazione dei nutrienti azotati, scelta mirata dei ceppi di lievito – inclusi i non-Saccharomyces – e valorizzazione dei precursori aromatici. L’obiettivo non è rinunciare alla qualità, ma superare l’idea che la refrigerazione spinta sia l’unico strumento per ottenerla.